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Io sottoscritto avv. Nunzio Condorelli Caff, nato in Catania il 2.10.1981, nella qualità di Presidente e Legale Rappresentante dell’Associazione SiciliAntica, regolarmente costituita il 15.12.1996 in Palermo, nella Chiesa di S. Giovanni dei Napoletani, cf: 9307510877, con sede in Mascalucia (CT), via Ospizio, 6, pec: siciliantica@pec.it, peo:presidenteregionale@siciliantica.it, tel. 3474419964
INSTA
le seguenti osservazioni al
rif: 2835- PROGETTO DI VARIANTE AL P.R.G. PER L’INSERIMENTO DELL’AREA PER
GLI INSEDIAMENTI PRODUTTIVI (P.I.P.) E LA REALIZZAZIONE DELLE RELATIVE
OPERE DI URBANIZZAZIONE PRIMARIE E SECONDARIE, IN C.DA PIANO CROCE
DEL COMUNE DI SANT’ANGELO DI BROLO (ME).
OGGETTO DELLE OSSERVAZIONI:
il luogo nel quale va realizzata l’opera trovasi dentro un sito ambientale e culturale di
interesse storico, architettonico, etno-antropologico
ASPETTI AMBIENTALI OGGETTO DELLE OSSERVAZIONI:
Beni culturali e paesaggio
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TESTO DELL’OSSERVAZIONE
Con le presenti osservazioni, si contesta per intero la realizzazione di un insediamento produttivo per motivi di tutela ambientale, storico-antropologici, pericoli geologici e logistici.
CRITICITÀ AMBIENTALI, CULTURALI E STORICO-ANTROPOLOGICHE –
CONSUMO DI SUOLO
Anzitutto, va precisato che l’area oggetto del programmato insediamento industriale
riveste una straordinaria importanza storica anche perché è attraversata da un antico
percorso che, provenendo dal valico di San Costantino, tra le due fiumare di Zappardino
e di Sant’Angelo di Brolo, raggiungeva il letto di quest’ultimo torrente in prossimità di
una chiesa.
Si tratta di un percorso attestato in una fonte scritta della prima metà del XII secolo, ma
soprattutto confermato dal toponimo presente anche attualmente sulla sponda opposta,
ovvero “Bonavia”, che è un calco latino di eu odos, ovvero “la strada buona”, rispetto al
percorso litoraneo che, in età tardo antica e bizantina, era divenuto in tutta evidenza non
praticabile.
Sulla base dell’etimologia del toponimo, derivato dall’espressione greca “eu odos”, è
verosimile che esso risalga a un periodo di influenza greco-bizantina, nella fascia Pag. 5
compresa tra il VI e l’XI secolo, come anche l’esistenza dell’agionimo San Costantino,
imperatore santo non compreso nel martirologio romano cattolico.
Tale denominazione conferma non solo la funzione viaria del tracciato ma anche il valore
simbolico e culturale di un collegamento che, attraverso i secoli, ha favorito lo scambio e
la comunicazione tra le comunità del territorio.
La zona prescelta ha un importante ruolo storico, in quanto nella parte sommitale, lungo
l’unica strada di collegamento col centro urbano (SP140), è presente un complesso
fortificato con annessa residenza signorile del XVII secolo.
Trattasi di un unicum architettonico per chilometri nell’intorno, caratterizzandosi per essere un sito di grande rilevanza storica, archeologica e ambientale. Non
solamente la torre costruita nella seconda metà del XVI secolo, su una precedente
struttura, come difesa contro i pirati barbareschi, è un simbolo della resistenza locale ai
frequenti saccheggi ma l’intero complesso, dotato di un acquedotto, di un mulino, di stalle
e di case del nutricato, offre un’immersione nell’organizzazione dello spazio agricolo
siciliano dei secoli passati, rivelando somiglianze con altre strutture analoghe e fornendo
spunti per ricerche comparative. Questo complesso sorge in particolare o al di sopra o
nell’immediate vicinanze di una chiesa medievale dedicata a Santa Epifania, testimoniata
da documenti del XII secolo.
Va aggiunto che il bene è vincolato con Decreto dell’Assessorato ai BBCCA della
Regione Siciliana, allibrato al n. 2106 del 7.8.1990.Pag. 6
Piano Croce, situato lungo un percorso di lunga durata, un tempo parte del tenimento di
Focerò di pertinenza della Chiesa di Patti, riflette un ricco passato di cambiamenti
proprietari tra famiglie notabili e di organizzazione dello spazio agricolo che va
preservato e continua a detenere un notevole potenziale per studi sull’evoluzione del
paesaggio siciliano.
Questo patrimonio è attualmente in uno stato di abbandono, con rischi di crolli e perdita
di materiali storici. Il suo recupero e la valorizzazione potrebbero non solo salvaguardare
un pezzo di storia siciliana, ma anche rilanciare l’interesse turistico e culturale del
comprensorio, incoraggiando la conservazione ambientale e archeologica.
Non può escludersi che l’area destinata alla cementificazione possa contenere ulteriori
emergenze storico/archeologiche.
La tutela disposta col Decreto Assessoriale sopra richiamato determina l’incompatibilità
col progetto cementificativo, con un’attività che prevede la realizzazione di capannoni
con altezza di 10 metri per 500/600 metri di perimetro, determinando la compromissione
irreversibile del paesaggio.
La tutela riconosciuta dal competente Assessorato, non mira soltanto alla tutela dei beni
materialmente contenuti all’interno del sito e preventivamente oggetto di scavo, bensì
tutela l’intero prospetto circostante indipendentemente dalla presenza nel substrato
di oggetti e strutture di natura e archeologica.
La Giurisprudenza amministrativa (ex multis cfr Consiglio di Stato 2 febbraio 2016
numero 399), chiamata a pronunciarsi in un caso specifico di attività modificativa in una
parte dell’area nella quale non vi erano evidenze, in ogni caso non escludeva che anche la
medesima parte non storicamente ricca venisse difesa con misure di salvaguardia
ambientale/paesaggistica, rigettando la richiesta di stravolgimento. In motivazione, la
Giurisprudenza citata evidenzia che l’apposizione del vincolo paesistico non è in alcun
modo subordinata, in base alla vigente normativa, alla preesistenza di un vincolo
archeologico. Infatti, “vincolo paesaggistico e vincolo archeologico sono funzionali
all’attuazione di un diverso tipo di tutela”. Il vincolo archeologico è volto a realizzare
la tutela dei beni riconosciuti di interesse archeologico, il vincolo paesistico la tutela
del territorio che li conserva. La tutela paesaggistica delle zone di interesse
storico/archeologico ha carattere e contenuto diversi rispetto al puntuale vincolo
archeologico.Pag. 7
Il paesaggio non va confuso con il sito storico/archeologico: il paesaggio
storico/archeologico, infatti, non si propone di conservare il singolo reperto
emergente o sotterraneo, ma di salvaguardare la forma del paesaggio che include il
sito. Infatti, il paesaggio storico/archeologico non si esaurisce nelle sole aree gravate
direttamente da vincoli archeologici, estendendosi normalmente al di là della
porzione di territorio direttamente interessata dalla presenza di reperti, in quanto
include anche le aree circostanti che costituiscono il contesto ambientale in cui le
aree si inseriscono connotando il relativo paesaggio.
Pertanto, la circostanza che in una specifica porzione di territorio non siano presenti
emergenze, non determina l’esclusione della tutela paesaggistica della, posto che tale
regime protettivo si estende ad abbracciare anche il contesto ambientale in cui i
reperti si collocano e che riguarda reperti collocati in altre prossime porzioni
territoriali.
Nel caso che oggi ci occupa, anche presumendo che l’area individuata sia priva di
emergenze, ciò, certamente non può far venir meno il vincolo tutelativo primariamente
imposto dalla Regione, il quale mira a salvaguardare anche il paesaggio nel quale la
struttura storica insiste. Cosa sarebbe il Tempio della Concordia di Agrigento se tutto
attorno fosse stato edificato? Certamente diverrebbe avulso dal contesto originario e
diacronico col nuovo paesaggio artificiale creato da ruspe e cemento.
Sulla medesima linea interpetrativa, cfr anche TAR Sicilia, Sez. I, sent. n. 2013/2009, il
quale a contrario afferma che là dove sussistono vincoli paesaggistici, storici e
archeologici non sono possibili attività che determinerebbero un irreversibile
stravolgimento del paesaggio circostante.
Si compiega relazione storica redatta dal dr. Michele Fasolo
(Informazioni sul dr. Michele Fasolo :Archeologo, dottore di ricerca, vive e lavora a Roma. È direttore responsabile di Archeomatica Tecnologie per i beni culturali e redattore del magazine GEOmedia e di Rivistageomedia.it. I suoi interessi scientifici sono rivolti principalmente alla geografia storica, alla viabilità antica, allo studio del paesaggio culturale, al telerilevamento, allo sviluppo di modelli predittivi su piattaforma Gis. È autore tra l’altro dei volumi: La via Egnatia I, Da Apollonia e Dyrrachium ad Herakleia Lynkestidos, Roma, 2003; Antichi paesaggi agrari d’Italia nelle banche dati dell’Agea, Roma 2006; Alla ricerca di Focerò, Roma, 2008; Tyndaris e il suo territorio I: Introduzione alla carta archeologica del territorio di Tindari, MediaGEO, 2013)
Detto progetto trovasi in diacronia con la normativa eurounitaria, nazionale e regionale
sul governo del territorio e divieto di consumo del suolo2
CRITICITÀ GEOLOGICHE
Un ulteriore impedimento alla realizzazione del progetto cementificativo, la si rinviene
nel fatto che l’area è prossima ad una fiumara che costeggia il sito nella direttiva nord
sud, recisamente ad ovest dell’area artigianale; se in estate è un rigagnolo, in inverno
durante la stagione delle piogge è interessata da un notevole allargamento dell’alveo, con
numerose occasioni esondative.
Geomorfologicamente, l’area circostante è montuoso/collinare, e nella fiumara
confluiscono numerosi torrenti avventizi che scendono dalle montagne.
Nel rapporto preliminare redatto dal Comune di S. Angelo di Brolo viene indicata soltanto
la confluenza dal lato ovest; la medesima situazione trovasi anche nelle montagne che
trovasi a est, a monte della realizzanda area, con un notevole pericolo di allagamento e
frane.
CRITICITÀ LOGISTICHE
L’area di cui trattasi è -in ultimo a ma non per ultimo- inopportuna se non inutile da un
punto di vista logistico.
Trovasi a circa cinque chilometri dal centro urbano e ad altrettanta distanza
dall’autostrada A20 e della linea ferrata. Il collegamento viario esistente (SP 140) è una
strada stretta, piena di curve che la rendono inadatta ad essere percorsa da camion di
grandi dimensioni.
Il progetto non prevede alcun suo allargamento, peraltro antieconomico.
Ulteriormente, si precisa che a valle, in prossimità dell’autostrada e della linea ferrata,
sono presenti due aree artigianali che giacciono in stato di sotto-utilizzo, se non in stato
di abbandono, precisamente a Gliaca di Piraino e a Brolo.
Per quale motivo un’azienda dovrebbe realizzare una propria struttura in un’area
difficilmente raggiungibile e gravata da criticità logistiche evidenti?
Infine, si aggiunge che già il Comune di S.Angelo di Brolo possiede un’area artigianale,
realizzata negli anni ‘60/’70, ove sono presenti alcune attività territoriali. Il Comune
dovrebbe in primis investire in un’area già urbanizzata, tosto che cementificarne di nuove.
2
Ex multis, si cita la L.R. Siciliana n. 19 del 13.8.2020Pag. 9
Stante il carente interesse logistico, ci si chiede cosa spinga il comune progettante a
urbanizzare una zona poco appetibile dal punto di vista artigianale.
Da quanto sopra scritto, appare evidente che l’unica convenienza riguarderà i proprietari
dei terreni che vedranno un incremento sull’area dai circa due euro al metro quadrato agli
indicati 30 euro quale corrispettivo per l’esproprio.
Alla luce di quanto sopra chiosato, si conclude con una ferma opposizione alla
realizzazione dell’opera.
È immorale e contrario agli interessi che un Comune distrugga la propria storia, il proprio
territorio e il proprio paesaggio.
L’area, debitamente rivalutata, potrebbe avere importanti risvolti turistici.
Infine, con la volontà di preservare il bene storico dalla conseguente distruzione, si precisa
che l’Associazione SiciliAntica agirà in tutte le sedi anche giudiziarie per la tutela di un
così importante bene culturale, storico etno-antropologico e ambientale.
Si chiede di essere convocati e di poter prendere parte all’iter autorizzativo, comunicando
la volontà di partecipare alle successive conferenze di servizi.
Mascalucia, 28 dicembre 2024
Avv. Nunzio Condorelli Caff