Paternò, C.da Pietralunga | Luglio 1997

Scavi condotti dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Catania hanno riportato alla luce pregevoli pezzi archeologici e tracce di antichi insediamenti umani nel territorio paternese.
Sull’importanza delle scoperte abbiamo chiesto ai responsabili della Soprintendenza di fare il punto sulla situazione.
Alla dott.ssa Maria Grazia Branciforti (direttrice della Sezione Archeologica della Soprintendenza BB.CC.AA. di Catania) è stato chiesto: “Quali sono le attività svolte dalla Soprintendenza nel territorio di Paternò”?
Dal 1994 la Sezione Archeologica della Soprintendenza si è mossa su diversi fronti allo scopo di indagare e tutelare le numerose ed importanti aree archeologiche del territorio di Paternò fino ad allora ingiustamente trascurate.
Una delle prime iniziative è stata quella di trasmettere al Comune la delimitazione di tutte le aree archeologiche con l’obbiettivo di rendere, con la collaborazione dell’Amministrazione Comunale, il più possibile incisiva la difesa dei siti archeologici.
Un altro fronte si è aperto nella lotta agli scavi clandestini che infatti sono diminuiti in numero e in gravità grazie in particolare alla fruttuosa collaborazione instaurata con tutte le forze dell’ordine che operano a Paternò. Infine si sono avviate alcune indagini di scavo approfondite in particolare nei due siti che hanno dato i risultati più promettenti e cioè l’insediamento preistorico di San Marco, i cui lavori sono diretti dalla Dott.ssa Laura Maniscalco funzionario responsabile di zona, e l’insediamento pre-e protostorico di Monte Castellaccio in c.da Pietralunga per il quale ci si avvale della collaborazione del prof. Brian E. McConnell della Brown University.
I risultati degli scavi sono stati illustrati in convegni specialistici sia in Italia che all’estero e a Paternò sono stati presentati annualmente in pubbliche conferenze. Grazie all’iniziativa del Distretto Scolastico XXIII, presieduto dal Prof. Alfio Ciccia, su Pietralunga l’anno scorso sono stati inoltre realizzati un libro ed un video di taglio didattico indirizzati alle scuole ed è attualmente in elaborazione una analoga iniziativa relativamente all’acquedotto romano.
Nel futuro si programma di acquisire al demanio almeno il sito di Monte Castellaccio in modo da creare un’area archeologica fruibile al pubblico. Purtroppo il nostro lavoro è reso arduo dall’inadeguatezza dei fondi assegnati annualmente alla Sezione Archeologica e, ancora di più dalla inadeguatezza numerica del personale tecnico di cui disponiamo. Ammirevole, d’altra parte, è stato l’aiuto fornito in diverse occasioni da SiciliAntica”.
Al Prof. Brian McConnell sono state formulate alcune domande sugli scavi di Monte Castellaccio di Pietralunga:
“Sono stati individuati – ha risposto il prof. McConnell – resti di un abitato compreso tra l’antica età del bronzo (2000-1400 a.C.) e il V sec. a.C. Soprattutto importante è la possibilità che offre Pietralunga di illustrare l’evoluzione dell’architettura protostorica da forme che ricordano il tipo di capanna tradizionale a forme più evolute di edifici realizzati in muratura di pietrame comprendenti diversi ambienti.
È anche possibile vedere in questo cambiamento l’influenza dei greci che in quegli anni andavano insediandosi lungo la costa ionica.
I reperti rinvenuti comprendono gli oggetti di uso comune che costituivano il corredo e l’arredamento delle capanne. Abbiamo grandi contenitori per l’immagazzinamento delle derrate alimentari, orzo e grano in particolare rintracciati in grande quantità, vasellame da mensa come coppe ed hydriai (a volte con decorazione geometrica).
La maggior parte dei reperti che abbiamo recuperato sono stati frantumati dai processi geologici e climatici, ma speriamo che una campagna di restauro ci permetta di ricostruire diversi oggetti in uso all’epoca.
Non abbiamo trovato finora neanche una moneta probabilmente perché l’insediamento fioriva in un periodo pre-monetale quando si usava lo scambio a baratto o altri modi di commercio”.
Quale sensazione si prova a scoprire reperti antichi di molti secoli? Ritrovare qualcosa nascosto dal tempo provoca una grandissima emozione e nello stesso tempo un senso di responsabilità nei riguardi dei resti stessi e del loro significato storico.
L’Archeologo è un chirurgo con l’importantissima responsabilità di districare i vari strati e di ricostruire con cura la storia del settore indagato.
La legge giustamente controlla e limita la pratica dello scavo archeologico, e così come la legge non ammette operazioni chirurgiche dilettantistiche, allo stesso modo la legge non ammette scavi archeologici non autorizzati per la salvaguardia dei beni culturali pubblici e della storia che questi beni hanno da raccontare all’Umanità.
Per questo l’iniziativa di coinvolgere negli scavi della Soprintendenza i volontari dell’associazione SiciliAntica è importante perché canalizza la buona volontà del pubblico nei criteri scientifici requisiti da uno scavo archeologico.
La dott.ssa Laura Maniscalco (archeologa della Soprintendenza BB.CC.AA. di Catania) ha espresso le sue impressioni sugli scavi effettuati a Paternò:
È motivo di grande soddisfazione vedere come questo sito, noto già ai viaggiatori del Settecento (il Principe di Biscari descrive l’area nel suo “Viaggio per tutte le Antichità di Sicilia”) venga finalmente riportato alla luce.
L’importanza del sito di Monte Castellaccio, punto chiave nell’Antichità lungo la via fluviale del Simeto è tale che la Soprintendenza programma di realizzare un’area archeologica visitabile che costituirebbe una grande risorsa culturale e naturalistica per la provincia etnea.
Grandi soddisfazioni stanno anche dando le indagini archeologiche del sito di S. Marco che, posto in un’area molto degradata della periferia di Paternò, potrebbe essere il fulcro della sua rinascita.
A S. Marco l’indagine di scavo ha permesso di rintracciare rarissime testimonianze risalenti addirittura al neolitico antico (XII sec. a.C.). Ritengo probabile che l’abitato preistorico sanato si sia mantenuto nella collina di S. Marco per potere utilizzare le risorse d’acqua calda e sale fornite fornite dalle vicine Salinelle presso le quali la tradizione erudita ama collocare il tempio delle dea Hybla.
Sfortunatamente quest’area di grande importanza archeologica, naturalistica e storica è circondata da un quartiere abusivo, da un campo di nomadi e, inoltre, è minacciata da trasformazioni che comporterebbero l’apertura di alcune strade.
La Sezione Archeologica si sta da tempo adoperando per garantire la tutela della collina di S. Marco ma è arduo realizzare tutto quello che si desidererebbe fare quando si dispone di un solo geometra che deve occuparsi dei siti Archeologici di ben 58 comuni!
La Provincia aveva manifestato la volontà di realizzare un Parco Suburbano nell’area delle Salinelle e della collina di S. Marco ma non conosco gli ultimi sviluppi della vicenda.